01 novembre 2018
Papa Francesco

Un cammino da “io” a “noi”

Le parole del Papa nella catechesi sul sesto comandamento: “Non commettere adulterio”

Ogni vocazione cristiana, come il sacerdozio e la verginità consacrata, è sponsale. L’ha ricordato Papa Francesco ieri in udienza completando la catechesi sul sesto comandamento: “Non commettere adulterio”.

Il Pontefice ha riflettuto sulla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini, definendola un brano “rivoluzionario” perché, con “l’antropologia di quel tempo”, afferma “che il marito deve amare la moglie come Cristo ama la Chiesa”.

Il Pontefice ha ricordato che “l’amore fedele di Cristo è la luce per vivere la bellezza dell’affettività umana”, nella fedeltà, nell’accoglienza e nella misericordia. Un comandamento che, ricorda il Papa, in quanto riferito “esplicitamente alla fedeltà matrimoniale”, porta a soffermarsi “sul suo significato sponsale”. Un “comando di fedeltà”, ha spiegato Francesco, destinato non soltanto agli sposi ma a “tutti”, perché “è una Parola paterna di Dio rivolta ad ogni uomo e donna”.

“Per sposarsi - ha proseguito il Papa - non basta celebrare il matrimonio! Occorre fare un cammino dall’io al noi, da pensare da solo a pensare in due, da vivere da solo a vivere in due: è un bel cammino, è un cammino bello. Quando arriviamo a decentrarci, allora ogni atto è sponsale: lavoriamo, parliamo, decidiamo, incontriamo gli altri con atteggiamento accogliente e oblativo”.

In questo senso, ha aggiunto Francesco, “ogni” vocazione cristiana è sponsale: “Il sacerdozio lo è perché è la chiamata, in Cristo e nella Chiesa, a servire la comunità con tutto l’affetto, la cura concreta e la sapienza che il Signore dona. Alla Chiesa non servono aspiranti al ruolo di preti - no, non servono, meglio che rimangano a casa - ma servono uomini ai quali lo Spirito Santo tocca il cuore con un amore senza riserve per la Sposa di Cristo”.

Così, “a partire dalla sua fedeltà, dalla sua tenerezza, dalla sua generosità guardiamo con fede al matrimonio e ad ogni vocazione, e comprendiamo il senso pieno della sessualità. La creatura umana, nella sua inscindibile unità di spirito e corpo, e nella sua polarità maschile e femminile, è realtà molto buona, destinata ad amare ed essere amata. Il corpo umano non è uno strumento di piacere, ma il luogo della nostra chiamata all’amore, e nell’amore autentico non c’è spazio per la lussuria e per la sua superficialità. Gli uomini e le donne – ha concluso il Papa – meritano di più di questo”!