12 settembre 2018
Vita

“Lancet” contro i diritti del feto

Dopo la riforma sull’aborto respinta in Argentina, le parole poco scientifiche della rivista medica

“La Chiesa cattolica contro i diritti della donna in Argentina”: si intitola così l’editoriale del numero del 18 agosto della rivista medica britannica 'The Lancet'. Il riferimento è alla vicenda relativa alla proposta di riforma della legge del 1921 sull’aborto volontario, respinta a maggioranza dai senatori di quel Paese. Nel sottolineare ripetutamente il suo “disappunto” per questa decisione, l’editorialista cita i vescovi argentini e “il cardinale di Buenos Aires”, che avrebbe “pontificato sui diritti del feto in una Messa mentre era in corso il dibattito legislativo”, esercitando così una indebita “influenza della Chiesa” sul Parlamento di una “Argentina profondamente cattolica”.

“La lettura dell’editoriale suggerisce – ha scritto don Roberto Colombo su Avvenire – alcune considerazioni. Anzitutto, la frettolosa leggerezza con la quale viene qualificata come 'cambiamento della dottrina' cattolica la nuova redazione del Catechismo, laddove si tratta della pena di morte. […] A maggior forza, se la Chiesa ora esclude in ogni caso la pena capitale per un colpevole di gravissimi delitti, come potrebbe ammettere la soppressione di un innocente non ancora nato, per qualsivoglia motivo e in qualunque circostanza? Ammettendo per assurdo, senza per nulla concederlo, che una presunta logica del 'Papa che può e intende cambiare la dottrina' in alcuni suoi punti – prospettata dall’editorialista – possa essere invocata da alcuni per suggerire al Santo Padre pensieri in tal senso sull’aborto, sono proprio le stesse parole di papa Francesco, più volte da lui ripetute, ad escludere categoricamente questa supposizione: ‘L’aborto non è un male minore. È un crimine. [...] Ed evidentemente, siccome è un male umano – come ogni uccisione – è condannato’ anche dalla Chiesa (17 febbraio 2016)”.

Infine, aggiunge Colombo, “nel considerare l’aborto come questione che riguarderebbe solo la intima sfera della ‘riproduzione femminile’ e ‘i diritti e l’autonomia del corpo delle donne’, lo scritto considerato mostra di misconoscere l’identità biologica e la natura umana del concepito, che lo costituiscono, al pari della madre, come un soggetto di fatto e di diritto per la sua vita e come un paziente per la medicina. Questa 'dimenticanza' scientifica, antropologica e clinico-ostetrica contrasta con innumerevoli articoli apparsi su autorevoli riviste mediche internazionali, incluso lo stesso 'The Lancet' (cf. vol. 358, anno 2001, p. S58), che hanno per titolo o per oggetto «Il feto come paziente»”.