23 agosto 2018
Incontro mondiale famiglie

Dezelski (assistente vescovi Usa), “tendenze culturali portano a non riconoscere un bambino come un dono”

Che un bambino non debba essere riconosciuto come un dono non è troppo difficile da immaginare se guardiamo alle correnti tendenze culturali in tutto il mondo, che recidono e mancano di rispetto al dono reciproco tra l'uomo e la donna”. Lo ha detto Julia M. Dezelski, assistente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti per famiglia, vita e laici, intervenuta stamattina nel panel dedicato all’Amoris laetitia nell’ambito dell’incontro mondiale delle famiglie, in corso a Dublino. “Ho sperimentato in prima persona il dono di una nuova vita quando ho dato alla luce il mio primo figlio solo 6 mesi fa – ha affermato -. Ma mi rendo anche conto che la nuova vita non è sempre amata”. Quindi, Dezelski ha indicato tre elementi del quinto capitolo di Amoris laetitia, che “contribuiscono a creare una vita familiare sana”. “Questi punti possono sembrare ovvi, ma sono tutti minacciati e messi in discussione oggi. Combinati, questi elementi promuovono la cura del dono della vita - ha ribadito -. Nel contesto d’amore dell’auto-donazione tra marito e moglie, maschio e femmina, il dono di un bambino è meglio ricevuto”. Una condizione che esclude la contraccezione. “Nell'Humanae vitae ci viene ricordato che il dono reciproco di marito e moglie richiede la totalità della persona. Per questo motivo, la contraccezione è contraria al bene dell’amore sponsale”.