05 ottobre 2018
Chiese locali

La Chiesa in Inghilterra e Galles: una minoranza creativa

La realtà della Chiesa locale presentata dai vescovi di Inghilterra e Galles in occasione della loro visita al nostro Dicastero, è quella di una comunità dinanzi alle sfide della secolarizzazione, del relativismo, del materialismo, dell’ateismo, dell’indifferentismo religioso, con la conseguenza di una progressiva erosione dei valori tradizionali. A queste problematiche, nella fase di incertezza per il ‘dopo Brexit’, si somma quella di essere di fatto una minoranza. La Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles rappresenta solo l’8,7% della popolazione totale, una percentuale possibile tra l’altro grazie alla presenza degli immigranti (Europa dell’Est, Sud America, Africa, Filippine). Tuttavia la Chiesa cattolica gode di rispetto nella scena pubblica, soprattutto a motivo dell’impegno nei settori dell’educazione e dell’assistenza ai più bisognosi.

Anche i fedeli laici risentono della cultura che “ha messo Dio in panchina”; in molti di loro si percepisce la scissione tra la fede professata e le scelte della vita quotidiana. In positivo, sta crescendo una forte domanda di formazione, soprattutto spirituale, che certamente potrà aiutarli a radicarsi in Cristo. Dinanzi a questa domanda la Chiesa britannica non è impreparata, avendo da tempo approntato una ricca offerta di iniziative e proposte pastorali.

Riguardo alla pastorale giovanile i vescovi hanno espresso gioia per il prezioso contributo offerto da associazioni come “Youth 2000” nell’animazione dei loro coetanei, confermando come le Giornate Mondiali della gioventù siano una valida opportunità che la pastorale giovanile inglese raccoglie ogni volta, favorendo la partecipazione dei ragazzi e preparandoli all’evento. I frutti si riscontrano nell’impegno successivo dei giovani nelle loro comunità parrocchiali e associative. Fra le varie iniziative della pastorale giovanile, i vescovi segnalano “Flame”, l’appuntamento per i giovani che si ripete ogni due anni. Agli oltre 10.000 giovani radunati nello Stadio di Wembley, vengono proposte meditazioni, catechesi, testimonianze di personaggi di rilievo, il tutto all’insegna della buona musica. Le diocesi coltivano anche la radicata tradizione dei pellegrinaggi come strumento di catechesi per i giovani. Ogni anno, quasi 300 di loro partecipano al pellegrinaggio a Lourdes e hanno così l’occasione di vivere un’esperienza viva di servizio ai malati. I Vescovi hanno infine menzionato il “Parliamentary Internship Programme”, un’iniziativa alla quale – da 15 anni – incoraggiano a partecipare soprattutto i giovani universitari come preparazione al loro impegno sociale e politico.

Nel tracciare lo stato di salute della famiglia in Gran Bretagna, i vescovi si sono mostrati assai preoccupati. La disoccupazione in crescita, difficoltà di accesso alla casa e, per l’alto costo della vita, spesso i coniugi sono costretti a lavorare fuori casa, abbandonando di fatto i loro figli a loro stessi. La cultura della convivenza pre-matrimoniale si è talmente imposta al punto che più dell’80% di coloro che si sposano in Chiesa ha alle spalle un’esperienza pregressa di convivenza. Ogni anno, infine, diminuisce il numero dei matrimoni celebrati in Chiesa. Per questi motivi, la Chiesa britannica ha recepito con particolare entusiasmo l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia di Papa Francesco per orientare e ispirare la sua pastorale familiare. I Vescovi hanno anche espresso grande soddisfazione per l’Incontro Mondiale delle Famiglie che si è da poco tenuto a Dublino, sia per le catechesi che per aver dato voce con realismo alle varie sfaccettature della famiglia di oggi.

Sul tema della vita, i vescovi hanno segnalato il grande dibattito in atto nel Regno Unito sul tema del fine vita, una questione emersa con particolare forza a motivo del progressivo invecchiamento della popolazione; è sempre più difficile prendere in carico gli anziani e i loro familiari e consentire loro di vivere con dignità l’ultimo tratto della loro esistenza. A fare da contrappeso ai ripetuti e (finora) falliti tentativi del governo di introdurre nell’ordinamento giuridico britannico l’eutanasia e il suicidio assistito c’è il grande fermento degli ambienti cattolici impegnati nella promozione delle cure palliative e nell’accompagnamento dei morenti. Le associazioni pro life come “Living and Dying well” si adoperano per diffondere nel Paese la cultura della vita. Sulla stessa scia, la Chiesa d’Inghilterra e Galles ha lanciato una pagina Internet (The Art of Dying Well), ricca di contenuti sul senso della morte cristiana e come affrontare questo momento fatidico. Tra le altre iniziative a tutela della vita, i Vescovi si sono soffermati sulla “Day for Life”, una giornata di preghiera e di sensibilizzazione sul senso e il valore della vita umana in ogni sua fase che si celebra ogni anno su scala nazionale.