13 ottobre 2021
Rosario per la Famiglia

Nella semplicità quotidiana

Il Rosario per la Famiglia nella testimonianza di una coppia argentina
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(L'Osservatore romano, 12 ottobre 2021) Viviamo nel nord dell’Argentina. Siamo sposati da quasi 30 anni e abbiamo 6 figli. Fin da quando ci siamo incontrati, Maria ha fatto subito parte della nostra relazione, il rosario, invece, è arrivato dopo. Nelle nostre famiglie di origine la Vergine Maria, sotto diverse invocazioni, era sempre molto presente, fin dalla nostra infanzia.

Io, Carmen, ho sempre trovato il rosario molto difficile da recitare. Non capivo perché ripetevo sempre la stessa cosa, né capivo perché stavo recitando il rosario meditando la vita di Gesù se poi ripetevo solo l’Ave Maria. Un sacerdote mi disse che se non potevo dire il rosario, avrei dovuto dire la preghiera dell’Angelus ogni giorno: «La Madonna è come tutte le Madri: se dai loro la mano, si prendono tutto il braccio».

Il rosario è una preghiera che possiamo pregare con semplicità e nel quotidiano, nel silenzio dell’anima, mentre ripetiamo ogni Ave Maria, con la tenerezza di un bambino che parla e fa un dono alla sua mamma.

Io, Luis María, ricordo che quando ero bambino qualcuno mi disse che ogni Ave Maria era come una rosa che davamo alla Vergine. In questo senso, lo recitavo volentieri, anche se non sempre lo finivo.

Quando eravamo fidanzati, pregavamo l’Angelus ogni giorno, una decina o tutto il rosario. Stare insieme mano nella mano, in preghiera con Maria e suo Figlio, ci univa, crescevamo nella nostra fede, leggevamo il Vangelo, ne parlavamo e lo volevamo vivere, e ad ogni Ave Maria la Madonna “viveva” sempre di più in mezzo a noi.

Appena sposati, pur nelle vicissitudini dei primi anni di matrimonio, pregavamo il rosario ogni volta che potevamo, quando uscivamo in macchina con i bambini o la sera mentre facevamo loro il bagno, davamo loro da mangiare o li mettevamo a letto; quando non avevamo molto tempo o eravamo stanchi, l’Angelus o la nostra decina ci salvavano. Era una preghiera intensa, ma non molto lunga!

I nostri figli, così, sono cresciuti in mezzo ad Angelus, rosari, decine e tutto quello che riuscivamo a pregare. Hanno imparato questa preghiera e i venti misteri quando erano piccoli, amavano giocare a indovinare a quale mistero corrispondeva una preghiera e chi “vinceva” guidava o leggeva la riflessione.

Col tempo, quei bei bambini, quei bambini amorevoli e obbedienti che facevano del loro meglio per compiacere mamma e papà, hanno cominciato ad avere l’acne e sono diventati adolescenti, sorprendendoci perché pensavano e facevano esattamente il contrario di quello che ci aspettavamo o che avevamo pensato di insegnare loro: fidanzatini troppo presto, feste clandestine, ribellione, voti bassi a scuola, ... qualsiasi cosa possiate immaginare, loro lo facevano. Con così tanti figli, c’erano conflitti, incomprensioni e sorprese da averne l’imbarazzo della scelta! Parlare con loro, cercare di farci ascoltare era peggio e finiva sempre in discussioni. Ci rendevamo conto che non potevamo farcela da soli. Avevamo “dato la mano” a Maria, ma era arrivato il momento di darle tutto quello che eravamo e soprattutto coloro che amavamo di più: i nostri figli, affinché lei ci educasse ad essere i genitori di cui avrebbero avuto bisogno (e allo stesso tempo ci aiutasse ad educarli).

Il rosario tra noi sposi è diventato quotidiano, meditato in silenzio o ripetuto al lavoro e nelle faccende della giornata e quando potevamo lo facevamo ancora con i nostri figli. Ci ha aiutato molto recitare il rosario per i bambini: il Padre Nostro e due Ave Maria, e un mistero che, grazie a Dio, i ragazzi continuavano a guidare.

Il rosario è una bella preghiera: nella prima parte mentre salutiamo Maria, camminiamo verso Gesù e ricordiamo il mistero che abbiamo meditato, il Vangelo si anima e prende forma. Nella seconda parte torniamo a noi stessi, con Lui. Ci piace anche pregare con il Vangelo del giorno alla luce del rosario, cioè leggere la parola, conversare, meditare e contemplare mentre recitiamo le Ave Maria.

Non siamo diventati una famiglia che riesce sempre a pregare quotidianamente unita, ma quando lo facciamo è il momento più felice della nostra storia e del nostro cammino familiare. Maria ci ha conquistato come ogni madre che ama, che va a cercare i suoi figli, li aspetta, li capisce e accetta quello che gli offrono, anche se non è bello o forse proprio perché non è bello. Per le madri e anche per i padri, ogni regalo del loro bambino è qualcosa di bello, ogni abbraccio è commovente. Maria non si sottrae a tutto questo.

Non appena i nostri figli andranno per la loro strada, non appena arriverà il momento in cui se ne andranno da casa, sappiamo che sarà nel rosario e nella parola che esso contempla (o nella decina o nelle tre Ave Maria) che ci incontreremo sempre come famiglia. In tal senso, possiamo testimoniare che è vero che «una famiglia che prega unita, rimane insieme e Dio la benedice». 

Carmen e Luis María Gaffet

Università Cattolica di Salta, Argentina