10 aprile 2019
Santità laicale

Due laici tra gli otto decreti verso la santità

Un bambino brasiliano e una donna italiana sono in cammino verso gli onori degli altari per aver dedicato la loro vita a Gesù nonostante le sfide e le sofferenze sperimentate

Il 6 aprile scorso, il Santo Padre ha approvato, le virtù eroiche di due laici, un bambino e una donna: Nelson Santana dal Brasile e Nuccia Tolomeo dall'Italia. Entrambi hanno dato una forte testimonianza di fede e vicinanza a Gesù di fronte a malattie incurabili e a una grande sofferenza. Come dice Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, i malati quando vivono con pazienza e soprannaturalità le loro difficoltà, sono spesso un esempio evidente «della santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”» (n.7).

Nelson "Nelsinho" Santana è nato a Ibitinga, Brasile, il 31 luglio 1955, ed è morto il 24 dicembre 1964. Mentre era ricoverato, Nelson si guadagnò la simpatia e l'amore del personale ospedaliero e di altri bambini anch'essi ricoverati. Fece la sua prima comunione nella cappella dell'ospedale, e a soli nove anni ebbe una forte comprensione del significato della sofferenza di Gesù. Gli fu diagnosticato un tumore al braccio, ma non si lamentò mai del dolore, sostenendo invece gli altri ammalati. Disse a sua madre che aveva promesso a Gesù di non lamentarsi di fronte alla sofferenza e al dolore. Ogni giorno esprimeva il desiderio di confessarsi e di partecipare alla comunione eucaristica. Infine il tumore divenne invadente e Nelson morì alla vigilia di Natale dello stesso anno in cui fu ammesso all’ospedale. Ancora oggi ci sono molti devoti che chiedono grazie e favori al piccolo Nelsinho e pregano sulla sua tomba.

Gaetana "Nuccia" Tolomeo nacque il 10 aprile 1936 a Catanzaro, Italia, con una paralisi deformante. La malattia di Nuccia progredì con il passare degli anni, fino a condurla alla morte a 60 anni, il 1° gennaio 1997. Per tutta la sua vita, Nuccia non permise che la malattia le impedisse di vivere una vita cristiana santa - pregava ogni giorno, con il rosario sempre attaccato alla mano. Nella biografia scritta dalla cugina Ida Chiefari si racconta che, sebbene Nuccia fosse costretta a rimanere su un letto o una sedia per la maggior parte della sua vita, la serva di Dio aveva capito che il Signore si serviva di lei come strumento per conquistare tanti fratelli a Cristo. Negli ultimi anni Nuccia collaborò con una stazione radio, da dove diffuse messaggi di spiritualità e mistica rivolgendosi ai sofferenti nel corpo e nello spirito, alle prostitute, ai tossicodipendenti e alle famiglie in difficoltà.