11 giugno 2021
Forum Amoris Laetitia

Amoris Laetitia: accogliere e vivere la spiritualità coniugale per diventare famiglie missionarie

Nota riassuntiva della terza giornata del Forum Amoris Laetitia
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La terza giornata dei lavori del Forum “A che punto siamo con Amoris Laetitia? Strategie per l’applicazione pastorale dell’Esortazione di Papa Francesco” si è aperta con una riflessione sulla spiritualità coniugale. Nel suo intervento, il relatore, Don Renzo Bonetti, attuale assistente spirituale del Progetto Mistero Grande, e già Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della Conferenza episcopale italiana, ha subito chiarito la distinzione tra spiritualità coniugale e spiritualità familiare: la prima è un cammino di fede incentrato sugli sposi in quanto coppia, mentre la seconda è più ampia e include altri familiari, ad esempio i figli.

Vivere il matrimonio secondo lo Spirito Santo conforma gli sposi a Cristo e li rende capaci di amarsi come Cristo ama. La loro vita nuova, abitata da questa presenza di Cristo, diventa così un sacramento permanente di Cristo, un segno visibile dell’amore di Dio per l’umanità, una “scultura vivente” dell’amore fecondo della stessa Trinità. Con la loro risposta alla chiamata vocazionale a vivere la grazia del Battesimo in modo ancora più specifico all’interno della loro relazione sponsale, gli sposi collaborano con il Signore, il quale, mediante loro, “ha scelto con quale volto presentarsi e farci intuire la Sua comunione di Amore”.

La spiritualità coniugale, che è “decisione reale ed effettiva di trasformare due strade in un’unica strada” (AL 132) si costruisce “giorno per giorno” con dei gesti quotidiani in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto, una presenza da coltivare mediante l’ascolto della Parola di Dio, l’esercizio della riconciliazione, la frequentazione dell’Eucaristia e l’assiduità alla preghiera. È lungo questo cammino costellato da piccoli e grandi gesti della vita feriale che il Signore aspetta gli sposi per portarli ai vertici dell’unione mistica (AL 316).

Dopo di lui, due esperienze pastorali hanno subito aiutato a comprendere come tradurre concretamente un percorso di accompagnamento spirituale per gli sposi nelle parrocchie e nelle realtà ecclesiali. Carlos E. Empke Vianna e Andréa C. Gonçales Vianna provengono dal Brasile e hanno condiviso la loro esperienza con Encontro de Casais com Cristo (ECC). L’ECC è un servizio che nasce nel 1970 in Brasile per evangelizzare le famiglie e coinvolgerle maggiormente come soggetti attivi del lavoro pastorale della Chiesa. Attraverso un percorso a tappe, le coppie sono formate alla spiritualità coniugale, allo studio del Magistero e introdotte piano piano all’impegno pastorale nelle loro comunità parrocchiali e nella società.  

Daniel e Shelley EE, una coppia di Singapore e membri della Worldwide Marriage Encounter, movimento nato in Spagna e oggi presente in oltre 100 paesi del mondo, con la missione di aiutare le coppie così come i ministri ordinati a lavorare insieme nell’unica missione della Chiesa, hanno condiviso dal canto loro come nel concreto hanno vissuto la spiritualità coniugale all’interno della famiglia, lavorando sul dialogo, l’intimità sessuale e la preghiera per superare le inevitabili difficoltà della relazione e arricchire il loro cammino comune. Rafforzati nella loro unione, hanno così servito in vari uffici della pastorale della famiglia, aiutando altre coppie in Asia, Africa, Europa, America Latina, Stati Uniti.

Dopo un breve dialogo con i partecipanti, si è passati al secondo grande tema della giornata, ossia la missionarietà familiare. Marie Gabrielle e Emanuel Ménager (Francia), consultori del Dicastero, hanno spiegato come la missione sia la conseguenza naturale di una spiritualità coniugale ben intesa. Infatti, il dono del matrimonio, come tutti i doni dello Spirito Santo, è ordinato non solo alla santificazione e alla salvezza degli sposi stessi, ma anche al bene di tutti, e quindi alla missione: con la piccola famiglia domestica si costruisce la Chiesa, ma anche la grande famiglia umana dei figli di Dio. In questo senso, la coppia è un dono prezioso in ordine all’evangelizzazione. Il Signore chiama gli sposi a collaborare con Lui, rendendo il suo amore presente nella società, non solo accogliendo la vita, ma anche irradiando felicità attorno a sé: essi, infatti, con la loro unione, sono chiamati ad “attualizzare oggi, in ogni ambiente di vita, la relazione d’amore con l’umanità e di Cristo con la Chiesa”, diventando “segno di paternità e maternità con ogni figlio di Dio” (AL 324), missionari incaricati di introdurre la fraternità nel mondo (AL 194).

Fedeli al taglio esperienziale del Forum, Alicia e Fernando Martinez Acosta (Colombia) del Progetto Famiglie Missionarie, si sono poi soffermati sul concetto di famiglia missionaria: nel matrimonio, l’uomo e la donna sono chiamati non solo ad accogliersi vicendevolmente, donandosi l’uno all’altra, ma anche a portare al mondo la buona notizia della salvezza e dell’amore di Dio. Guardando alla famiglia di Nazareth, hanno riaffermato la realtà della famiglia come Chiesa domestica e della Chiesa come famiglia di famiglie. La coppia Benoît e Véronique Rabourdin (Francia) ha infine condiviso l’importanza e i frutti di una missione compiuta insieme, come coppia, una proposta del movimento apostolico “Amour et Vérité”, che pone anche l’accento sulla complementarietà missionaria tra sposi e ministri ordinati in una logica di comunione tra gli stati di vita.  

Nel dibattito odierno, è emersa ancora la necessità di condividere le buone pratiche che già portano frutti al livello locale: come accompagnare le giovani coppie in crisi? Quale può essere la missione dei vedovi e dei genitori single?  Come avviare progetti pastorali in diocesi e parrocchie dove non sembra esserci interesse particolare per le famiglie? Ma, prima di tutto, sono state molto apprezzate le testimonianze personali delle coppie. Testimonianze semplici ed ancorate nella vita quotidiana.