30 gennaio 2020
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Gli anziani: una sfida e un'opportunità per la famiglia

Giovanni Paolo Ramonda

Congresso Anziani Roma 30  gennaio 2020  Pontificio Consiglio Laici, Famiglia e Vita. 

Dio ha creato la famiglia gli uomini hanno inventato gli istituti diceva il servo di Dio don Oreste Benzi fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII che benedetto XVI ha definito “ infaticabile apostolo della carità”.

Agli anziani, a quelli che sono considerati vecchi, andando nei ricoveri, diciamo “ tu hai qualcosa di necessario, hai qualcosa di buono, di unico, hai una missione da compiere” e glielo vado a dire nelle case di riposo, nei soggiorni x anziani portando la bella notizia: vieni a casa mia. Succede tante volte nella famiglie e case famiglie della comunità Papa Giovanni XXIII.

Diversi giovani hanno scelto di fare la rivoluzione non facendola pagare agli altri, ma vivendola di persona, scegliendo di condividere con le persone anziane.

Penso ad Agnese che è arrivata nella nostra casa famiglia dove insieme a Tiziana la mia sposa ,ai tre figli naturali e altri otto rigenerati nell’amore è arrivata Agnese con alcune difficoltà psichiche ed è mancata pochi mesi fa all’età di 91 anni dopo essere stata con noi per 30 anni. O Maria anche lei destinata al ricovero, ma accolta in una famiglia grazie ad alcuni parenti che hanno scelto questa forma anziché l’istituzionalizzazione.

Noi parliamo di volti cari incontrati nell’esperienza della sofferenza, nella quotidianità, ferialità,  dove si sceglie di camminare insieme, con vecchi molte volte considerati scarti dagli occhi grandi che parlano da soli, della loro fame acuta di vita e di relazione significativa. La sofferenza molte volte nella nostra esperienza non è data dalla vecchiaia, dall’handicap o dalla malattia anche terminale, ma dalla solitudine che si crea a causa di questa. La non relazione è insostenibile.

Il grido del povero sale verso Dio, nella misura in cui stai un po' vicino a Dio non ce la fai più a stare lontano dal povero.

Essere padre e madre di chi non ha più nessuno, di chi molte volte non può nascere perché con disabilità, di chi è emarginato od ospedalizzato oltre misura, sa che c’è un linguaggio che può essere decodificato solo dall’Amore. Diceva don Oreste Benzi il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII che c’è “ un’intelligenza che viene solo dall’amore”. Certe cose si capiscono solo se si ama.

 Vivendo da decenni con bimbi cerebrolesi, ma anche con anziani che hanno la bava alla bocca ma hanno voglia di sentirsi accolti,  di essere tenuti vicino; dove l’imperfezione ritenuta tale dalla scienza diventa abbraccio, tenerezza, ma anche impegno, responsabilità, capacità e coraggio di essere umani.

L’immobilismo fisico, visivo, facciale diventa scelta di fare sì che quella persona sia parte di un noi, di una famiglia più grande dove tutti diventiamo a servizio gli uni degli altri, dove le membra più deboli sono le più necessarie, anzi vengono circondate di maggior onore e cura.

E’ l’antropologia del dono, dei talenti che ognuno ha, della meraviglia che ognuno è. In quest’ottica non c’è più nessuno inutile, ma tutti siamo compagni di viaggio verso l’Eterno, l’Assoluto, il Vivente che risusciterà i nostri corpi mortali per una Vita di pienezza senza tramonto.

Loro i semplici, anziani a volte immobilizzati e crocifissi,  con cui viviamo hanno voglia di partecipare, di andare sulle alte vette, di vedere il mare, di sentire la brezza leggera del vento, di andare nell’acqua, di incontrare un sorriso e soprattutto di qualcuno che si giochi la vita con loro non solo come lavoro ma come reciproca appartenenza e gratitudine.

Chi si separa da queste persone istituzionalizzandole si priva di esperti di umanità e sentenzia da lontano che cosa devono fare. La medicina che si mette a servizio della lenta morte anche se richiesta è figlia di una società necrofila amante della morte, tenebrosa. Come comunità ecclesiali dobbiamo recuperare e sostenere con tutte le forze le famiglie che tengono con sé queste persone. E gridare ai politici x essere voce di chi non ha voce di destinare le risorse per i non autosufficienti in famiglia e a livello sanitario.

Le leggi sulla famiglia dovrebbero farle gli anziani e i bambini.

Nessun pietismo ma responsabilità, perché un popolo è tale se non lascia indietro i più deboli o peggio ancora li accompagna ad una morte prematura volontaria. Una società è pienamente umana se si prende cura dei deboli, dei malati, dei sofferenti e canalizza le risorse verso queste famiglie che hanno al proprio interno malati, anziani a volte anche terminali. Lo scandalo dei privilegi e degli sprechi deve essere cancellato a favore di questa parte della società per essere dalla parte di chi non ce la fa a cavarsela da solo.

Come diceva il card Sgreccia esperto di bioetica deceduto pochi mesi fa:

1.      L’inguaribilità non può mai essere confusa con l’incurabilità: una persona affetta da una male ritenuto, allo stato attuale della medicina, inguaribile, è paradossalmente il soggetto che più di ogni altro ha diritto di chiedere ed ottenere assistenza e cura, attenzione e dedizione continue: si tratta di un fondamento cardine dell’etica della cura, che ha come principali destinatari proprio coloro che versano in uno stato di vulnerabilità, di minorità, di debolezza maggiore”.

Dobbiamo allora come credenti e uomini e donne di buona volontà mantenere la profezia della condivisione, non lasciarci rubare le perle preziose e soprattutto il mistero della sofferenza

Fare sì che l’anziano possa trascorrere la vecchiaia a casa propria e con la loro famiglia, incentivando la domiciliarità, il sostegno economico educativo; qualora non fosse possibile sviluppando l’affidamento familiare per fare sì che l’anziano diventi il nonno recuperando un ruolo e la possibilità di amare e sentirsi amato. Gli anziani sono le nostre radici, i custodi della memoria, della storia, l’anello di congiunzione del ciclo vitale.

Abbiamo aperto in questi anni due centri diurni perché anziani anche non autosufficienti o con AlzHaimer possa rimanere ancora in famiglia, in uno c’è una coppia con i propri figli che vive nel centro diurno.

In Brasile a Salvador Bahia, Reno e Anna missionari con i loro figli adottati hanno accolto la mamma di lui che in Italia sarebbe andata in istituto.

Abbiamo accolto anziani che erano nelle strutture psichiatriche da decenni facendoli venire a vivere nelle nostre case famiglie con un lavoro sinergico e prezioso con i servizi sociali e i giudici competenti.

Ha detto Papa Francesco”La Chiesa non andrà avanti, il Vangelo non andrà avanti con evangelizzatori noiosi, amareggiati. Soltanto andrà avanti con evangelizzatori gioiosi, pieni di vita.”

La condivisione di vita con i nostri fratelli e sorelle anziani ci riempie di gioia.

Il 14 Giugno verrà beatificata Sandra Sabattini una ragazza della Comunità Papa Giovanni XXIII di 23 anni la prima beata fidanzata, una santa della porta accanto, studente di medicina che passava il suo tempo libero nelle comunità terapeutiche dedicandosi agli ultimi, che amava pregare in mezzo alla natura e nell’adorazione eucaristica, che diceva “ questa vita che non è mia, questo tempo che non è mio, questo respiro che non è mio “.

Sandra faceva meditazione e contemplazione nel libro vivente che sono i poveri, perché Gesù è lì presente.

Vi invitiamo alla beatificazione per fare festa insieme.

Veramente siamo fratelli di santi e di martiri, grazie e buon lavoro.

 Giovanni Paolo Ramonda responsabile generale Associazione Papa Giovanni XXIII.

Email   paolo.ramonda@apg23.org