05 ottobre 2020
Sport

Dalla pandemia alla ripartenza

Il primo dei quattro webinar sul futuro dello sport nell’era del Covid19
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“La situazione attuale rischia di allontanare le persone dallo sport, soprattutto i giovani, soprattutto coloro che vivono nei paesi più svantaggiati e più colpiti dalla crisi economica”. Eppure “il valore educativo dello sport non può essere trascurato se vogliamo creare un mondo migliore per tutti. Dare ai giovani l'opportunità di praticare regolarmente sport significa offrire un percorso straordinario per approfondire la propria formazione e crescita personale. […] La Chiesa si preoccupa di tutto questo perché, come una madre, ha a cuore il bene integrale della persona umana e un’armoniosa convivenza sociale”.

Così il prefetto Kevin Farrell ha aperto, il primo ottobre, la prima sessione della serie di quattro webinar sullo sport promossi dal nostro Dicastero per favorire la giusta “ripartenza” dello sport nella società.

Il desiderio – ha spiegato il prefetto – è “promuovere una riflessione ‘trasversale’ sullo sport, che può riunire credenti e non credenti, mettendo in comune esperienze e punti di vista diversi, di professionisti e dilettanti, di dirigenti e atleti, di giovani e adulti, di paesi più avanzati e quelli più svantaggiati”.

Gian Paolo Montali, direttore generale della Ryder Cup 2023, ha parlato di “un’opportunità per ripensare diversamente lo sport, specialmente nella progettazione di scenari alternativi e procedure di prevenzione mai adottate prima di ora. Dobbiamo farci provare pronti, con nuovi metodi di lavoro in team e profili professionali altrettanto inediti”.

Altro aspetto sottolineato da Montali, come la pandemia abbia “costretto le nostre comunità a smettere di praticare sport, anche per la difficoltà a individuare strutture adatte alla pratica di sport sia individuali che di gruppo. La lunga inattività, però, provoca danni a livello fisico e motorio sia nei bambini che negli adulti e negli anziani: prima o poi, - ha sottolineato – questo avrà un impatto a livello sanitario, anche in termini di bilanci pubblici. Per non parlare – ha aggiunto – degli aspetti sociali e relazionali: lo sport implica il rispetto delle regole e dei ruoli e l’integrazione delle diversità: occorre salvaguardare il risvolto educativo dello sport”.

Dell’impatto della pandemia, e di come abbia ricordato agli sportivi “che sono parte del mondo”, ha parlato Mark Nesti, psicologo dello sport: “A volte può sembrare che lo sport viva nella sua bolla, soprattutto ai massimi livelli. Ed è pienamente comprensibile, perché ci sono tante cose in ballo, tanta passione, tanta posta in gioco... Eppure, lo sport si è fermato. Quindi questa – ha concluso Nesti – è un'occasione per sviluppare nuovi modi per vedere lo sport non solo come qualcosa di fisico, tecnico, tattico, e psicologico ma anche come veicolo di sviluppo spirituale”.  

Il prossimo appuntamento, disponibile anche via streaming sul canale YouTube del Dicastero, è per giovedì 8 ottobre, sul tema “Dare il meglio di sé: lo sport come modello di vita”. Interverranno Patrick Kelly SJ, professore di Teologia e Studi religiosi presso la University of Detroit Mercy, Dyan Castillejo-Garcia, ex-tennista e giornalista sportivo, e Wolfgang Baumann, segretario generale di TAFISA e membro del CIO (Comitato olimpico internazionale).

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