28 gennaio 2018
La nota dell’esperto

Rivoluzione mediale e nuove sfide educative

A commento del Rapporto Cisf 2017, l’intervento del dottor Marco Brusati, analista di modelli antropologici del sistema mass-mediale

“Occorre un impegno specifico e stabile per conoscere e guidare le relazioni mediali dei giovanissimi, addirittura a partire dalla tarda infanzia; per esempio e come primo passo non è possibile ignorare di chi sono fan, che musica ascoltano, che fiction seguono, che cosa si dicono e come si comportano nelle chat, cosa vedono e cosa si scambiano,  affinché  un progetto educativo, segnatamente quello di una famiglia, possa incarnarsi nel loro vissuto esistenziale”.

È la conclusione della riflessione su “La rivoluzione mediale e le nuove sfide educative” prodotta da Marco Brusati* a commento del Rapporto 2017 del Centro Italiano Studi sulla Famiglia.

In questi pochi anni, spiega Brusati, “si sono stratificate quattro generazioni digitali, conviventi e medialmente indipendenti tra loro. […] Tuttavia, quello mediale non è, come si sente dire, ‘il mondo dei giovanissimi’: piuttosto è un mondo alieno, in cui non scelgono ma vengono scelti da algoritmi studiati da adulti dall’altra parte del mondo, che li spiano nei più remoti percorsi di navigazione per proporre ciò che ritengono possa piacergli; in cui sono condannati a rincorrere modelli inarrivabili perché ri-costruiti a tavolino, come le bellezze scolpite che spopolano sui social; in cui sono destinatari di produzioni artistiche problematiche, ad esempio quelle in cui le star globali li consigliano di divertirsi usando alcol, droghe e gli altri come oggetti del proprio piacere; in cui usano chat programmate per cancellare video e foto dopo la visualizzazione del destinatario, senza lasciare traccia, creando così una zona franca in cui nessun adulto può entrare, né verificare, né aiutare, né correggere, né educare.

Poiché il vuoto comunicativo e, ancora più a monte, il vuoto relazionale – conclude Brusati – non possono esistere, chi entra medialmente in comunicazione con i giovanissimi  diventa, che lo vogliamo a no, loro educatore”.

 

*Marco Brusati 

Docente presso l'Università di Firenze nel master "Pubblicità Istituzionale", collaboratore del Dicastero Vaticano Laici, Famiglia e Vita per l’Incontro Mondiale delle Famiglie di Dublino, Direttore dell'Associazione Hope e di Hope Music School. Si occupa di formazione per creativi con la finalità di stimolare la crescita di una generazione di artisti capaci, responsabili ed alleati delle agenzie educative. Www.marcobrusati.com

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