23 maggio 2018
Ad limina

Taiwan, bella testimonianza di un piccolo gregge

I vescovi della conferenza episcopale regionale della Cina (Taiwan) si sono recati in visita ad limina presso il nostro Dicastero il 14 maggio scorso.

I presuli hanno riferito che in Taiwan, Paese dalle popolazioni tradizionalmente molto religiose, si registra oggi un arretramento generalizzato dell’esperienza religiosa. Questo fenomeno, dal quale non è esente alcuna confessione, è dovuto per lo più all’avanzare della secolarizzazione e ai profondi mutamenti sociali e culturali degli stili di vita. Ad esempio, il troppo lavoro (fino a 62 ore settimanali in alcuni casi) toglie a molte persone lo spazio per una vita sociale, e quindi anche religiosa.

In questo contesto, anche la Chiesa cattolica, già numericamente un’esigua minoranza religiosa nel Paese, sconta una crescente e costante diminuzione dei fedeli, alla quale concorre come causa e conseguenza il calo delle vocazioni sacerdotali.

Tuttavia, pur in situazione di chiara inferiorità numerica, l’operato e l’impatto della Chiesa sulla vita sociale del Paese sono molto rilevanti. Infatti, mediante le numerose scuole e università, la fitta rete di strutture sanitarie, centri di riabilitazione, ospizi per anziani, collegi per ragazzi – tutte strutture fondate per lo più dalle congregazioni missionarie e dalle diocesi, ma gestite da un cospicuo e generoso staff di laici –, la Chiesa offre una luminosa testimonianza della sua fede in Cristo.

Inoltre, lavora alacremente per favorire iniziative di dialogo fraterno tra le fedi religiose che convivono sull’Isola. È figlio di questo impegno, il riconoscimento di cui il governo di Taipei ha insignito 8 organizzazioni cattoliche nel 2012 con la seguente motivazione: “La testimonianza cristiana come esempio di integrazione fra culture e fedi religiose diverse, e fonte di miglioramento del livello di vita generale del Paese”.

Sul piano intraecclesiale, i vescovi hanno riconosciuto che molto rimane da fare affinché i laici s’impegnino maggiormente nella vita della Chiesa e nell’opera di evangelizzazione. Quindi, hanno evidenziato la necessità di investire maggiori risorse nella loro formazione.

Quanto al tema della vita, dalla testimonianza dei vescovi è emerso che l’aborto è in cima agli attentati alla vita umana in Taiwan. Per il ricorso diffuso all’aborto e alla cosiddetta “pillola del giorno dopo” si calcola che a Taiwan oggi muoiano oltre 240mila bambini all’anno. Inoltre, da tempo la Chiesa taiwanese si è mobilitata, all’unisono con le altre confessioni religioni, per denunciare la pena di morte ancora in vigore.

Sul versante della famiglia, le sfide sono tante: la crisi del matrimonio tra i giovani che si sposano sempre meno e fanno sempre meno figli; l’80% di cattolici si uniscono in matrimonio con parti non cattoliche, con la conseguenza che oltre il 50% di loro finisce per abbandonare la Chiesa e il 34% rinuncia del tutto a educare i figli nella fede; il riconoscimento del matrimonio tra omosessuali è de facto una realtà nel Paese anche se ancora il quadro normativo non lo consente formalmente.

Per far fronte a queste numerose minacce, la Chiesa in Taiwan sta da alcuni anni rafforzando la pastorale della famiglia a tutti i livelli della Chiesa. A tale scopo, ha moltiplicato le occasioni di studio e di approfondimento dell’esortazione apostolica post sinodale Amoris Laetitia che funge da bussola per l’impegno pastorale al servizio delle famiglie.

Infine, i vescovi hanno parlato con entusiasmo dei loro giovani, dinamici e volenterosi di approfondire la loro conoscenza di Cristo e di camminare nella Chiesa: rispondono così gioiosi e numerosi alle sollecitazioni dei pastori, tra cui spiccano la Giornata Taiwanese dei Giovani, la Giornata Asiatica dei Giovani e l’edizione internazionale della Giornata Mondiale della Gioventù.