Famiglia - Associazioni e Movimenti

Meeting di Rimini, Gambino: il matrimonio vocazione da annunciare ai giovani

Gambino_MeetingRimini2026_1.png

 

 

Vatican News - Come annunciare oggi ai giovani la bellezza di una promessa per sempre? Al Meeting per l’amicizia fra i popoli ha proposto delle risposte Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita che lunedì scorso, 24 agosto, nel suo intervento sul tema “Per l’umano e per l’eterno: l’amor che genera”, ha affrontato la crisi contemporanea del matrimonio e la difficoltà delle nuove generazioni ad assumere un impegno definitivo. La riflessione ha messo in luce la necessità di riscoprire il matrimonio non soltanto come scelta privata della coppia, ma come realtà con una precisa rilevanza familiare, sociale e giuridica e, per i cristiani, come vocazione e sacramento. Al centro dell’intervento emerge la testimonianza delle famiglie: ai giovani, infatti, non basta ascoltare parlare del matrimonio, ma è necessario poter incontrare sposi capaci di mostrare, attraverso la propria vita, che la fedeltà, la promessa e il dono di sé sono ancora possibili.

Come tornare ad annunciare il matrimonio ai giovani?

La domanda attraversa tutta la riflessione. In una società nella quale i legami sono diventati più fragili e il matrimonio viene spesso percepito come una scelta rinviabile, una cerimonia costosa o persino un ostacolo alla libertà individuale, come è possibile aiutare i giovani a riconoscerne ancora il valore? Gambino parte da un’esperienza personale. Quando, a 24 anni, incontrò per la prima volta quello che sarebbe diventato suo marito, in quel incontro riconobbe qualcosa che andava oltre un semplice progetto personale: la certezza di essere dentro un disegno più grande, nel quale Dio aveva pensato persone da incontrare, amare e generare. È proprio questa esperienza a diventare una chiave per affrontare la questione pastorale: come possono oggi le famiglie cristiane testimoniare ai giovani che l’amore fedele e capace di durare tutta la vita è realmente possibile? La prima risposta è la testimonianza. Ai giovani serve anzitutto l’esempio. Hanno bisogno di vedere che l’amore “per sempre” non appartiene a un’altra epoca, ma può ancora essere vissuto concretamente. Ma la testimonianza non esclude la ragione: occorre anche aiutare i giovani a comprendere che cosa sia il matrimonio e perché continui ad avere un significato umano e sociale.

Il matrimonio non riguarda soltanto la coppia

La riflessione si inserisce in un contesto nel quale si assiste a quello che la sociologa francese Irène Théry ha definito démariage, la “de-matrimonializzazione” della società: diminuiscono i matrimoni, sia civili sia religiosi, e molti di quelli celebrati non resistono alla prova del tempo. La separazione tra coniugalità e genitorialità si collega inoltre a una crisi demografica e ad una chiusura alla vita nella quale viene meno la capacità della Società di  aprirsi alla generazione del proprio futuro. Di fronte a questo scenario, diventa necessario riscoprire anche la dimensione pubblica del matrimonio. Il matrimonio, anche nella sua forma civile, ha una funzione che va oltre il riconoscimento della relazione tra due persone. Esso contribuisce a ordinare la sessualità e le generazioni, definendo ruoli, responsabilità, identità e tutele. Le relazioni familiari acquistano così un nome e una posizione: marito e moglie, padre e madre, figlio e figlia, nonni e nipoti.

Da qui un passaggio centrale della riflessione: il matrimonio non è semplicemente l’istituzione della coppia, ma l’istituto della famiglia. La sua forza non riguarda soltanto i due sposi, ma si estende alle relazioni e alle identità che si generano intorno ad essi, con una rilevanza che raggiunge anche lo spazio pubblico. Anche il diritto, in questa prospettiva, assume un significato preciso. Il matrimonio rende pubblicamente affidabile la promessa degli sposi e offre uno spazio di stabilità e sicurezza alla famiglia e ai figli. Riconosce a ciascun componente della famiglia ruoli, compiti e diritti e contribuisce così a sottrarre le vicende familiari alla massima imprevedibilità e incertezza. Il diritto, dunque, non è in opposizione all’amore. Il suo compito è quello di riconoscere che l’amore umano ha bisogno di una forma, di un ordine e di certezze. Il vincolo non nasce per spegnere l’amore, ma per custodirlo.

Il vincolo come linguaggio adulto dell’amore

È proprio questo uno degli aspetti da riscoprire anche nel dialogo con i giovani. L’annuncio cristiano del matrimonio non dovrebbe ridursi a una proposta moralistica per evitare la convivenza. Piuttosto, dovrebbe mostrare che il vincolo è il linguaggio adulto dell’amore: la capacità di costruire rapporti duraturi, andando oltre il sentimento del momento e cementandoli nella fedeltà e nella promessa. Quando il vincolo viene svuotato di senso, l’amore non diventa necessariamente più libero. Diventa più fragile. Questa prospettiva permette anche di rileggere il significato della libertà. Essere liberi non significa rimanere indefinitamente disponibili a nuove possibilità senza assumere una decisione definitiva. La libertà si esprime anche nella capacità di scegliere un dono definitivo. Nel matrimonio gli sposi non sono chiamati ogni giorno a ricominciare da zero: tornano al “sì” che li ha generati come coppia. La fedeltà diventa così la memoria viva di una decisione liberamente compiuta.

Il matrimonio cristiano come vocazione

A questa dimensione umana e sociale se ne aggiunge, per i cristiani, una decisiva: il matrimonio è vocazione e sacramento. La difficoltà delle nuove generazioni ad assumere un impegno definitivo non riguarda soltanto il matrimonio civile. Anche il matrimonio religioso registra una forte diminuzione. Da qui nasce una domanda rivolta direttamente alla Chiesa: che cosa non stiamo annunciando ai giovani? Che cosa non ricevono per poter comprendere la potenza del sacramento? La proposta è quella di cominciare a presentare il matrimonio come una vera vocazione. Non semplicemente uno stato di vita, ma una chiamata alla quale due persone sono invitate a rispondere insieme, attraverso un percorso di discernimento.

Per questo il matrimonio, nella prospettiva indicata da Gambino, dovrebbe essere annunciato ai bambini, agli adolescenti, ai giovani e agli adulti che chiedono di sposarsi in Chiesa. Anche la preghiera ecclesiale dovrebbe rendere più visibile questa chiamata, promuovendo la preghiera affinché i giovani sappiano riconoscere e accogliere la vocazione al matrimonio. Inoltre, il “per sempre” cristiano non può essere presentato come un eroismo affidato esclusivamente alle forze degli sposi. Il matrimonio sacramentale è il cammino di due persone sostenute dalla grazia. Cristo entra nella loro storia, rimane con loro, li sostiene, li aiuta a rialzarsi dopo le cadute, a perdonarsi e a portare gli uni i pesi degli altri. La promessa matrimoniale diventa così possibile non per una presunta autosufficienza degli sposi, ma perché esiste una fedeltà più grande che sostiene la loro fedeltà: la fedeltà di Dio, l’emunah.

Una pastorale che mostri la grazia all’opera

È qui che la questione del matrimonio diventa propriamente pastorale. La preparazione alle nozze non può esaurirsi negli aspetti burocratici né limitarsi alla spiegazione di diritti e doveri. Deve aiutare gli sposi a riconoscere che Cristo entra nella loro storia, sostiene e rigenera il loro amore. La pastorale familiare è quindi chiamata ad accompagnare una vocazione e a far comprendere la forza spirituale del sacramento. Ma, soprattutto, i giovani hanno bisogno di vedere la grazia all’opera negli sposi. Una famiglia cristiana che vive la propria fedeltà, affronta le difficoltà, impara a perdonare e continua a custodire la promessa matrimoniale diventa, attraverso la propria vita, una testimonianza concreta. È questa esperienza vissuta che può rendere comprensibile ai giovani ciò che altrimenti rischia di rimanere soltanto un principio astratto. Annunciare la bellezza del matrimonio, infatti, non significa semplicemente ripetere una dottrina. Significa mostrare perché quella realtà è umana, desiderabile e feconda e come l’amore umano possa diventare una realtà possibile quando è illuminato dalla fede.

Restituire al matrimonio il suo significato

La sfida riguarda quindi due fronti inseparabili. Da una parte, la Chiesa è chiamata ad annunciare il matrimonio come vocazione. Dall’altra, deve contribuire a recuperare il suo significato sociale e antropologico, in una cultura nella quale la sua funzione pubblica appare sempre più indebolita. Il matrimonio rafforza le relazioni tra uomini e donne e tra le generazioni e genera valori come fiducia, reciprocità e responsabilità. Anche l’apertura alla vita ha bisogno di un contesto di fiducia e stabilità. In questo senso, “l'inverno demografico” non è soltanto una questione legata al numero delle nascite. Esprime anche un clima interiore nel quale prevalgono la ricerca di sicurezza e la paura della fragilità, che si traducono in una chiusura alla vita.

Diventa allora urgente educare bambini e giovani a un’affettività capace di comprendere la bellezza della differenza sessuale, della chiamata al dono totale e definitivo di sé e dell'apertura alla vita. Non basta trasmettere alle nuove generazioni il desiderio di “fare famiglia”: occorre anche aiutarle a comprendere il significato e la bellezza dello sposarsi. Alla fin fine, la riflessione di Gabriella Gambino torna alla giovane donna che tanti anni fa entrava in chiesa vestita di bianco per sposarsi. Non conosceva le categorie con cui oggi si può descrivere la crisi del matrimonio. Non avrebbe saputo parlare di démariage, o della funzione sociale del vincolo. Sapeva però una cosa: che Qualcuno l’aveva pensata da sempre, che aveva un progetto per lei e che di quel Qualcuno poteva fidarsi. È forse da questa certezza che può ripartire anche l’annuncio della Chiesa alle nuove generazioni: non soltanto spiegare il matrimonio, ma mostrarlo; non soltanto proporre una dottrina, ma accompagnare una vocazione; non soltanto preparare alle nozze, ma sostenere gli sposi lungo il cammino della vita con la certezza della fedeltà di Dio al loro amore umano.

 

Gambino_MeetingRimini2026_2
27 agosto 2026