Nonni e Anziani

Sant’Anna modello di comunicazione della fede

Il ruolo e l’importanza degli anziani alla luce del viaggio di Francesco in Canada
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© L'Osservatore romano, 13 agosto 2022. In Canada abbiamo compreso in maniera un po’ più profonda e chiara quello che Papa Francesco intende quando ripete — e lo fa di frequente — che i nonni e gli anziani sono una risorsa preziosa per la Chiesa. Il Santo Padre ha scelto, in una certa misura, di farsi accompagnare nel suo pellegrinaggio penitenziale dai santi Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù, ed in particolare da quest’ultima, particolarmente venerata nelle terre canadesi.

Nell’annunciare il viaggio, in aprile, aveva detto: «Mi dà gioia, ad esempio, pensare alla venerazione che si è diffusa tra molti di voi nei confronti di sant’Anna, la nonna di Gesù. Quest’anno io vorrei essere con voi, in quei giorni». Nel concludere la consueta conferenza stampa sul volo che lo riportava in Italia, Francesco ha voluto sottolineare un elemento che le domande dei giornalisti non erano riuscite a far emergere: «Prima di congedarmi, vorrei parlare di una cosa che per me è molto importante. Il viaggio qui in Canada era molto legato alla figura di Sant’Anna. Ho detto alcune cose sulle donne, ma soprattutto sulle anziane, sulle mamme e sulle nonne. E ho sottolineato una cosa che è chiara: la fede va trasmessa “in dialetto”, e il dialetto — l’ho detto chiaramente — materno, il dialetto delle nonne». Infatti, nei vari discorsi pronunciati nel viaggio, il riferimento alla madre di Maria è stato frequente: l’omelia a Edmonton, il pellegrinaggio al Lac Ste. Anne, l’incontro con una delegazione di indigeni in Québec ed altri.

Quello della trasmissione della fede è stato uno dei temi centrali di tutto il viaggio. La violenza perpetrata nei confronti delle popolazioni indigene all’interno delle scuole residenziali, che il Papa ha definito «genocidio», è stata compiuta in nome della volontà di imporre una cultura e di sopprimerne altre. Francesco che, come è noto, ha chiesto ripetutamente perdono per quello che è avvenuto, in più di un’occasione ha interpretato quanto accaduto anche come un’interruzione forzata del legame tra le generazioni: «parte dell’eredità dolorosa che stiamo affrontando nasce dall’aver impedito alle nonne indigene di trasmettere la fede nella loro lingua e nella loro cultura» ha detto sul Lac Ste. Anne.

Del resto, ha affermato che, in un contesto segnato dalla secolarizzazione come quello del Canada, «c’è bisogno di annunciare il Vangelo per donare agli uomini e alle donne di oggi la gioia della fede». Come realizzare questo annuncio in maniera efficace e rispettosa è uno degli interrogativi più brucianti che la Chiesa si pone. Lo stesso viaggio apostolico, accanto al carattere penitenziale, è stato in gran parte percorso da questa domanda: come trasmettere la fede oggi?

Una delle strade che emergono nella lettura dei discorsi di Francesco in Canada è proprio che la fede può essere comunicata in dialetto, così come fanno le nonne con i loro nipoti. «In Canada — ha detto il Papa — questa “inculturazione materna” è avvenuta per opera di sant’Anna, unendo la bellezza delle tradizioni indigene e della fede, e plasmandole con la saggezza di una nonna, che è mamma due volte». Si tratta di un modo gentile di parlare di Gesù e di testimoniare il suo amore attraverso la prossimità di un legame affettivo.

Tenerezza, attrazione e vicinanza sono la via degli anziani alla comunicazione del Vangelo e sant’Anna ne rappresenta in qualche modo un’icona.

Per usare un’espressione che il Santo Padre ha utilizzato nel messaggio in occasione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che non a caso si celebra in occasione della memoria dei nonni di Gesù, sant’Anna emerge come un’artefice della rivoluzione della tenerezza, una donna che non si rassegna a lasciare il mondo così com’è, che desidera che la buona notizia del Vangelo raggiunga ogni uomo ed ogni donna, ma che si rifiuta di farlo imponendosi. «Infatti, Dio non ci vuole schiavi, ma figli, non vuole decidere al posto nostro, né opprimerci». Sant’Anna, al contrario, si adopera per cambiare le cose offrendo la sua vicinanza ed il suo affetto. Di lei il Vangelo non dice nulla: è come le tante donne che, nel silenzio e nel nascondimento, non rinunciano a cambiare la storia.

In questa prospettiva, si comprende come il discorso del Papa sugli anziani non sia solo la difesa, pur necessaria, di una categoria di persone scartate, ma il gettar luce sul ruolo di persone importanti per il futuro della Chiesa. È una constatazione tanto più evidente perché quello della comunicazione della fede è un piano fondamentale sul quale si gioca il futuro stesso del cristianesimo. E lo scarto è ancora più insopportabile, perché tra quelle persone ci sono tanti Gioacchino e tante Anna che potrebbero aiutare la Chiesa a costruire il suo futuro. Saremo capaci di comunicare il Vangelo alle nuove generazioni? In Canada, Francesco ci ha indicato un’anziana donna, Anna, come esempio da seguire.

Vittorio Scelzo

Incaricato per la pastorale degli anziani

del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita

13 agosto 2022