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Pace in Medio Oriente e nel mondo: la veglia online dei giovani dell’IYAB

Una risposta all’appello di papa Francesco
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“Dio non è un Dio di disordine, ma di pace”. Da questo versetto della prima lettera di San Paolo ai Corinzi, ha preso ispirazione la veglia di preghiera per la Terra Santa, organizzata online la sera del 21 ottobre dai giovani dell’IYAB (International Youth Advisory Body), organismo consultivo del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Un’iniziativa aperta a tutti e nata spontaneamente da un’idea dei giovani membri dello IYAB, alla quale hanno partecipato 50 giovani da più di 20 paesi, tra i quali la Terra Santa.

Seguire l’appello di Papa Francesco alla pace

“Ci siamo chiesti cosa potevamo fare per seguire l’appello di Papa Francesco alla pace”, ha spiegato in un’intervista a Vatican News Émile Abou Chaar, giovane libanese dell’IYAB, “e abbiamo deciso insieme di organizzare questa preghiera. Molte persone mi avevano chiesto, perché vengo dal Libano e conosco la situazione in Medio Oriente, come poter fare qualcosa per aiutare in questa situazione, essere in unione con il Papa e riflettere. E la cosa migliore che possiamo fare è essere tutti solidali e in comunione spirituale, cercando di aiutare a rendere il mondo più fraterno, insieme, per la pace in Medio Oriente".

Pregare fortemente per la pace, per la conversione dei cuori

 “C’è grande confusione e tante cose che non possiamo comprendere di quanto sta accadendo”, sottolinea ancora Émile, “ma quello che possiamo fare è rispondere all’appello di Papa Francesco di pregare fortemente per la pace, per la conversione dei cuori e renderci parte della stessa comunità umana. La guerra non risolve nessun problema, ma lo amplifica nel modo più negativo. Personalmente ho dei contatti con persone che si trovano in Terra Santa sia dal lato palestinese che da quello israeliano. Tutti sono vittime di quanto sta accadendo perché non hanno scelto questa realtà. Hanno veramente paura e non capiscono. Possono solo sperare che si risolva velocemente. Conosciamo molte comunità religiose là, come ad esempio il responsabile della pastorale giovanile in Palestina. C’è veramente una forte comunione e questa comunione e solidarietà viene dallo stesso popolo che è il popolo di Dio”.