Famiglia
Annunciare il matrimonio come vocazione
A Cluj, in Romania, il Sotto-Segretario Gambino è intervenuta all’Incontro annuale Nazionale della Pastorale familiare
Nel cammino della pastorale vocazionale si potrebbe favorire un più chiaro annuncio del matrimonio come vocazione, accanto alla proposta della vita religiosa e consacrata. Solo così si potranno mettere le basi per avere in futuro famiglie cristiane capaci di trasmettere la fede. È questo l’invito che la prof.ssa Gabriella Gambino, Sotto-Segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha rivolto ai partecipanti all’Incontro annuale Nazionale della Pastorale familiare, organizzato dalla Commissione per la Famiglia della Conferenza Episcopale Rumena il 10 e 11 marzo scorso.
All’incontro, organizzato da S.E. Mons. Iosif-Csaba Pal, Vescovo di Timișoara e Presidente della Commissione, hanno partecipato anche S.E. Mons. László Böcskei, Vescovo latino di Oradea e Presidente della Conferenza episcopale, il Rev. Francisc Ungureanu, Segretario Generale, S. E. Mons. Gergely Kovács, Arcivescovo di Alba Iulia, S.E. Mons. Claudiu POP, Arcivescovo Maggiore Greco-Cattolico e Vescovo di Cluj-Gherla, insieme ai sacerdoti, ai religiosi e alle coppie responsabili della pastorale familiare delle diocesi del Paese.
Incontrare e seguire Cristo nella vita matrimoniale
Nel corso delle due giornate, il Sotto-Segretario ha presentato due interventi. Nella prima sessione del 10 marzo si è lavorato sul tema della pastorale di accompagnamento alla vita matrimoniale. “Fede e catecumenato: incontrare e seguire Cristo nella vita matrimoniale” il titolo della riflessione.
Il matrimonio, è stato sottolineato, è una vocazione radicata nella fede ed è meritevole di un accompagnamento catecumenale da parte della Chiesa, che diventi parte integrante della procedura sacramentale, come per il battesimo. A tal fine, la pastorale vocazionale dovrebbe includere in modo più esplicito la proposta cristiana del matrimonio, accanto alla proposta della vita religiosa e consacrata. Ciò è indispensabile in virtù della natura del sacramento stesso e in considerazione del fatto che tale sguardo, nella vita pastorale, donerebbe alla Chiesa una maggiore capacità di proporre e annunciare con sistematicità e forza uno stato di vita che oggi non solo non interessa alle nuove generazioni, ma non viene compreso nella sua piena natura sacramentale.
Accompagnare i più giovani alla vocazione al matrimonio
In questa prospettiva, si potrebbero accompagnare in un percorso catecumenale di fede anche gli adolescenti, perché siano aiutati a custodire la vocazione che il Signore ha pensato per loro e perché possano desiderare ciò che saranno da grandi: un marito, una moglie, un padre e una madre. Le difficoltà matrimoniali oggi vengono spesso ridotte a problemi relazionali, trascurando la mancanza di fede, che invece rappresenta un presupposto perché il sacramento sia fruttuoso, ossia capace di far “circolare” la grazia in famiglia. La fede cambia lo sguardo delle persone sulla realtà, così come la mancanza di fede rende ardua, a volte impossibile, la comprensione e l’accettazione del matrimonio, soprattutto nella cultura odierna con riferimento alla fedeltà coniugale e all’apertura alla vita. Da qui l’invito ad integrare la preparazione al matrimonio con un accompagnamento che faccia “sperimentare” la fede ai fidanzati e agli sposi.
Aiutare le famiglie a vivere uno stile di vita cristiano
Il secondo giorno si è lavorato sul tema “Chiesa domestica e missione”. Prendendo le mosse dai discorsi di papa Leone, che già diverse volte dall’inizio del suo pontificato ha utilizzato l’espressione “chiesa domestica”, la prof.ssa Gambino ha presentato in maniera pratica il significato di questa definizione, utilizzata anche nei testi del Concilio Vaticano II. Essa, infatti, può aiutarci a comprendere come valorizzare le dinamiche naturali delle relazioni familiari per imparare ad avere uno stile di vita cristiano e rendere la famiglia un agente di evangelizzazione. Insegnare il discernimento per imparare a riconoscere i cammini di Dio nelle scelte familiari, trasmettere l’abitudine ad avere riti familiari per ricordarsi della presenza di Cristo nella vita quotidiana, insegnare alla coppia a pregare, accompagnare i genitori nel dialogo con i figli, sono solo alcune delle proposte su cui si è riflettuto insieme. Senza idealizzare la famiglia, la casa può diventare così un centro di formazione per genitori e figli, con la condivisione con altre famiglie e l’aiuto della comunità, cercando di salvaguardare il dialogo, l’ascolto, il perdono e le difficoltà come opportunità per crescere.
In dialogo con la Chiesa rumena: opportunità di ascolto e di nutrimento reciproco
Intenso poi il dialogo con i partecipanti, che ha consentito di approfondire alcuni aspetti pratici su come organizzare la pastorale diocesana, a partire dal bisogno di un dialogo più stretto tra pastorale giovanile, vocazionale, matrimoniale e familiare nei momenti cruciali della pianificazione diocesana. L’incontro con la Chiesa rumena si è rivelato così una straordinaria opportunità di ascolto e di nutrimento reciproco con il Dicastero, in un momento in cui la famiglia, nella sua fragilità ma anche nella sua ricchezza, è riconosciuta come cuore della missione della Chiesa e primo luogo di evangelizzazione.
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